Angelberga

Ludovico II legittimò il suo legame con Angelberga, che gli aveva già dato due figlie, Gisla ed Ermengarda, solo dopo l’850.

Il lungo soggiorno di Ludovico II e della sua consorte nell’Italia meridionale (866-872) permise ad Angelberga di consolidare definitivamente la sua posizione. Nel giugno dell’866 fu mobilitato l’esercito per andare a combattere contro i Saraceni. Nella marcia verso Benevento la coppia imperiale fu accolta con grande pompa a Montecassino dall’abate Bertario che aveva, tra l’altro, composto versi in onore della sovrana. L’insediamento, destinato a prolungarsi nel tempo, della corte nel Sud e la previsione di un itinerario molto movimentato rendevano necessario modificare alcuni ingranaggi del governo. La Cancelleria fu trasformata in modo da dipendere dal solo sovrano, i documenti redatti dietro sua personale iussio, secondo l’uso dei principi longobardi. Allo stesso modo la preminenza di Angelberga fu istituzionalizzata: i diplomi le attribuiscono il titolo di “imperatrix”, che sino a quel momento ella non aveva mai portato, e, ancor più, quello di “consors Imperii” nonché di “consors” e “adiutrix Regni”.

L’imperatrice costituiva ormai uno schermo permanente tra Ludovico II e i suoi fedeli. Fu anche incaricata sempre di più delle relazioni con il Papato e con gli altri sovrani carolingi, dato che Ludovico II era interamente assorbito dalle sue continue campagne militari, mentre lei era più facilmente raggiungibile a Benevento, dove sembra risiedesse stabilmente, intrattenendo eccellenti rapporti con il vescovo di Napoli, Atanasio.

Nell’agosto dell’871 Angelberga fu imprigionata, insieme con Ludovico II e con la loro figlia Ermengarda, in seguito alla rivolta degli abitanti di Benevento. Tutti e tre, liberati 40 giorni più tardi, furono costretti a lasciare l’Italia meridionale promettendo che non avrebbero cercato di vendicarsi per la vicenda.

Gli Annales Bertiniani e il Chronicon Salernitanum forniscono due resoconti diversi dell’avvenimento, ma ambedue concordano nell’attribuire ad Angelberga gran parte della responsabilità della rivolta dei Beneventani. Per il Chronicon, i suoi sarcasmi a proposito del valore militare dei Beneventani avevano finito con l’esasperarli. Per gli Annales, il principe di Benevento, Adelchi, sarebbe stato avvertito che Ludovico II meditava di deporlo e di mandarlo in esilio e lo avrebbe così preceduto.

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