Benevento: cerniera di transito per grano, vino e olio da nord a sud e da est ad ovest

Il principato beneventano, dopo l’849, comprese sostanzialmente le regioni interne e montuose del Sannio, dell’Irpinia e del Molise, con centri come Avellino, Ariano Irpino, Boiano, Larino e Termoli. A questo complesso di territori va aggiunta la Puglia, contesa dai Saraceni di Bari. Più a nord, la zona teatina e quella di Valva e dei Marsi era disputata con successo ai Beneventani dai Franchi di Spoleto.

Il territorio beneventano rimase questo nei suoi termini generali, fino alla sua dissoluzione avvenuta nell’XI secolo con una sola vistosa eccezione: la perdita totale della Puglia in conseguenza della riconquista bizantina nel tardo IX secolo. Ciò significò per Benevento la fine del controllo diretto sul grano del Tavoliere, oltre che sull’olio e sul vino, prodotti anche altrove in Puglia; e la perdita dei porti pugliesi, grave colpo per un commercio che non doveva essere stato mai particolarmente vivace, e che forse ricavava vantaggi dall’essere Benevento e il suo territorio un punto di transito. Fin dalle prime testimonianze i mercanti stranieri dalla costa risalivano verso l’ interno, attirati dalla possibilità di comprare schiavi e bestiame.  E’ la situazione descritta dal trattato di Sicardo nell’836 con i Napoletani, che in qualità di negotiantes risalivano i fiumi e le vallate del Beneventano, per arrivare ai mercati autorizzati, alcuni dei quali erano a Benevento. Il principe proteggeva i mercanti ma temeva il contrabbando, che avrebbe trasformato il commercio dei mercanti tirrenici in una pura e semplice spoliazione delle poche ricchezze delle zone appenniniche, bestiame, uomini, legname.

Alla testimonianza del trattato dell’836 possiamo aggiungere le notizie  sulla presenza di Ebrei, segnalati a Benevento anche più tardi e in numero significativo: essi pure dovevano far parte del ceto mercantile. La mancanza di mercanti indigeni è una prova è una prova dell’arretratezza dei luoghi.

Il territorio beneventano, tolta la pianura pugliese, era pieno di zone improduttive e povere. Al nord i monti del Matese erano il rilievo più alto della dorsale appenninica del principato, ad esclusione della breve costiera molisana.

La capacità produttiva modesta dell’interno era bilanciata dalle conche fluviali percorse dalle vie del commercio che determinarono il ruolo storico di Benevento.

Tuttavia, una delle sue ricchezze era l’acqua con i numerosi fiumi che la solcano, che furono sfruttati a fondo per la pesca e per azionare i mulini. Intorno a Benevento, sul Sabato, i mulini sono testimoniati come attività tradizionali del luogo. Il commercio del grano e la connessa attività di macinazione del grano e cereali erano le principali attività economiche della città sin dal tempo dei romani. L’intensa attività di sfarinamento caratterizzò un’attività protoindustraile fino al basso medioevo proprio a Benevento che aveva uno strategico ruolo mediano sulle principali vie del grano che attraversavano l’Italia tra le zone costiere dell’Adriatico e quelle del Tirreno. Il transito del grano dalla Puglia creava a Benevento un intenso giro d’affari.

Pesca, allevamento, sfruttamento dei boschi e una modesta agricoltura con frutta e ortaggi si univano alla più importante funzione di Benevento: asse territoriale strategico che aveva garantito fortuna e prosperità sin dal tempo dei romani. Si pensi alle antiche vie romane che arrivavano e partivano dalla città: la Via Appia, la Via Latina, la Via dell’Alto Sannio, la Via Traiana, la via del Sabato per Avellino. La via Appia, da Capua, arrivava a Benevento al Ponte Leproso fino a Port’Arsa, detta anche “Porta delle calcare” per via delle antiche fornaci di calce che si trovavano nelle vicinanze, ma anche fino a Porta Rufina; la Via Latina giungeva in città a Porta Pia, sul ponte Calore, passando per Telese da Roma; la Via dell’Alto Sannio entrava in città a Porta S. Lorenzo e collegava la città con la costa molisana; la Via Traiana con la Porta Aurea partiva da Benevento per Brindisi; la Via per Avellino partiva da Porta Somma o Rettore, antico avamposto romano e poi longobardo.

Proprio nell’incontro delle Vie romane a Benevento risiedono le ragioni della sua ascesa a centro politico di prima importanza sia militare sia strategico. Con l’appannarsi della sua funzione di cerniera del transito nord-sud e ovest est, in conseguenza del frazionamento politico, la posizione centrale di Benevento diverrà la sua debolezza perché sarà percorsa e attaccata da tutti gli eserciti e da tutti gli invasori a partire dai Saraceni.

Numerosi sono i ricchi proprietari come il gastaldo beneventano, Waccan, vissuto intorno alla fine dell’ VIII secolo possedeva un patrimonio antico: beni a Bari, a Benevento, come la chiesa di S. Benedetto da lui costruita in città vicino a una delle sue case e mulini sul Sabato. La pietà religiosa spingeva i possessori a costruire: il gastaldo Rodegario eresse un ospedale presso Benevento (830). A Benevento, il Rodeperto cittadino beneventano che offrì ben  16 corti e una casa in Benevento al monastero cassinese era gastaldo della Marsica (circa 870). Sempre nella capitale doveva esserci già all’inizio del IX secolo la presenza di una componente orientale, ebraica o musulmana.

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