Ebrei a Benevento dal IX al XVI secolo

La presenza di Ebrei a Benevento è segnalata verso l’836: dovevano far parte del ceto mercantile durante il principato di Sicardo, protetti, così come gli Amalfitani, per la mancanza di mercati indigeni, prova questa dell’arretratezza economica delle zone interne della Longobardia. 

Azhimaz ben Paltiel di Oria nella sua cronaca, scritta nel 1054, racconta che Ahor ben Samuel di Bagdad, esponente della Kabbala, dopo il 950 abitò a Benevento. Benjamin de Tudela racconta che nel 1165 fu ospitato a Benevento, dove risiedevano circa 200 famiglie, dai suoi correligionari. Nel 1198 dentro il quartiere occupato dagli ebrei vi erano tre chiese parrocchiali che, alla propria denominazione, facevano seguire de Judeca. Gli ebrei avevano il controllo della tintoria dei drappi locali. Il drappo beneventano era molto rinomato. I documenti dei papi che regolano determinati aspetti della vita degli ebrei a Benevento sono numerosi. Una delle 72 formelle della Porta maggiore del Duomo della città, la Janua major, rappresenta un angelo che respira l’anima di Giuda impiccato per portarla in Paradiso. Essa pone dei problemi di interpretazione che potrebbe essere favorevole alla tesi della salvezza del traditore di Gesù. Nel XIII secolo gli ebrei passarono, come tutta la città, sotto il dominio della Curia romana alla quale pagavano gabelle per il diritto di tingere e di vendere le stoffe.

Il 3 luglio 1470 il papa Paolo II emanò un breve molto favorevole agli ebrei beneventani. Nel 1503 Giulio II sottrasse alla magistratura locale laica le cause degli ebrei e le affidò alla giurisdizione della Curia arcivescovile. Vi fu un radicale cambiamento dell’atteggiamento del papato verso gli ebrei con il Concilio di Trento. Nel 1555 Paolo IV emise un decreto contenente norme molto restrittive e discriminanti. Nel 1569 Pio V cacciò gli ebrei dallo Stato pontificio ad eccezione di Roma e di Ancona. Nel 1617 i Consoli di Benevento chiesero il ritorno nella loro città degli ebrei cacciati dal papa. Ma del loro ritorno non si trova traccia.

L’area tra Piano di Corte e la Rocca dei Rettori nei secoli XII-XVI era abitata da una fiorente comunità di ebrei, esperti tessitori e tintori. Tra Piano di Corte e via Bartolomeo Camerario, nel Vico Santo Stefano, avevano una sinagoga che, nel periodo della più feroce discriminazione ebraica, venne chiamata S. Stefano de Iudecca, o S. Stefano de Plano Curiae e, infine, S. Stefano De Neophitis, cioè convertiti al cattolicesimo. La comunità venne repressa nel giugno 1569 dal Tribunale d’Inquisizione costituitosi alla Curia di Benevento. 

Piazza Dogana era sede di un fiorente commercio del grano: alla dogana confluiva, infatti, tutta la produzione delle province di Avellino, Campobasso e Foggia. A questi movimenti partecipò, tra i secoli XII e XVI, una comunità ebraica, ghettizzata nel vico Madonnella (oggi via Pietro De Caro, al corso Garibaldi), che a Benevento come in molte altre città, aveva un ruolo rilevante nel commercio e nell’industria.