Fondazioni monastiche beneventane tra IX e X secolo

Intorno alla metà del X secolo, il contesto ecclesiastico beneventano annovera sette monasteri, di cui tre femminili: 

S. Pietro maggiore, esterno alla città murata, fondato intorno al 675 dalla duchessa Teoderada,

S. Pietro intra muros, fondato a metà dell’ VIII secolo,

S. Vittorino, nella cui chiesa si ricovera intorno al 910 la comunità di S. Salvatore d’ Alife, scampata al saccheggio e incendio dell’ originario monastero.

Quattro sono i monasteri maschili:

S. Benedetto ad xenodochium, fondato prima del 742 e ceduto, dopo un trentennio d’autonomia, a Montecassino, che v’ insedia un praepositus addetto sia allo xenodochio sia all’ amministrazione temporale e spirituale dell’attiguo monastero femminile di S. Sofia;

S. Modesto, intorno alla cui chiesa, eretta negli anni ’60 dell’ VIII secolo, si aggrega una fiorente comunità, attestata per la prima volta nell’ 852, con una scuola vescovile per la presenza nelle fonti di un magister scholae;

S. Sofia, che, sorto come cenobio femminile aggregato all’ omonima chiesa arechiana prima del 772, acquista il definitivo status di monastero maschile intorno al 945;

S. Salvatore a Porta Rufina (attestato una sola volta nel 926);

S. Lupo, che fin dalle origini ospita una comunità non molto numerosa.

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