I Saraceni occupano Benevento

La Cronaca di Montecassino riporta la sequenza dettagliata delle violenze dei Saraceni contro il territorio dei Longobardi e in particolare contro la capitale, Benevento.

<<Reso vano l’inganno dei Capuani, Ludovico prese Capua dopo alcuni giorni di assedio, entrò quindi a  Salerno, si recò per nave ad Amalfi, utilizzò i bagni di Pozzuoli, passò per Napoli, andò nella città di Sessola e infine si  accampò a Caudio. Con l’aiuto della grazia di Dio Onnipotente, nel mese di Dicembre del diciassettesimo anno del suo impero, entrò a Benevento.

Scontratosi con i Saraceni, da prima l’imperatore ottenne in battaglia il trofeo della vittoria, dopodiché prese tutti i loro centri fortificati; ad essi rimasero solamente alcune città, Bari e Taranto. La munitissima città Matera, gloria di tutti loro, fu infatti presa, posta a ferro e fuoco e ridotta a nulla.

In quel tempo, tramite il gastaldo di Bari, Pandone, il principe Radelchi invitò i Saraceni d’oltremare a venire in suo aiuto. Questi risiedettero a lungo presso Bari, dopodiché, a notte fonda, si impadronirono nel solito modo della città. Questa città secondo lo stile dei Greci, si scrive “Bapnv”, che significa “braccia robuste” o “forti”. Essa meritò per tempo la fatale definizione a causa delle malefatte dei delinquenti che l’abitavano. Da questa città provennero ad opera dei Saraceni crudeli e dure devastazioni.

In quei giorni i Saraceni andarono a Roma e devastarono completamente l’oratorio di Pietro, principe dei beatissimi apostoli e la chiesa del Beato Paolo e gli uccisero molti Sassoni e moltissime altre persone di entrambi i sessi e  di tutte le età. Presero la città di Fondi e depredarono i luoghi vicini e nel mese di Settembre si accamparono anche a Gaeta.

Il capo saraceno Massar, che risiedeva a Benevento, andò in aiuto del principe Radelchi e devastò il monastero della Beatissima Madre di Dio, Maria in Cingla  e poi si impadronì del castello di S. Vito. Venuto anche in possesso del centro fortificato di Telese, prostrò Sitis e devastò tutta la Puglia e anche altri luoghi. Quando  arrivò presso il monastero del buon Benedetto, la sua mente fu al tal punto mutata per volontà  divina, che, appena uno dei suoi cani volle prendere un’oca nel prato, egli stesso lo rincorse con un bastone e fece gettare in fuori l’oca dalla bocca del predatore.

In questo periodo, Taranto, stremata dalla fame, fu presa dai Saraceni. Nel medesimo tempo l’abate  Bassaccio, su richiesta dei nobili della patria, andò in Francia per chiedere l’intervento del glorioso imperatore Ludovico. Questi si recò a Bari per quanto gli fu possibile combatté con tutte le sue forze contro i Saraceni. Dopo moltissimi giorni andò a Benevento. Quindi il Sabato, nella vigilia della Santa Pentecoste, i Saraceni furono uccisi nella città di Benevento. Mentre reggeva il principato Radenchi, Massar fu preso, portato dall’imperatore e decapitato. Ludovico tornò quindi nella sua patria.

Svegliatosi come da un pesante sonno, ma gravati ed impediti da molte miserie, Guandelpoto, il gastaldo Maielpoto e il conte Garardo con molti altri nobili di comune accordo si recarono  a Benevento per vendicarsi dei Saraceni. Buona la decisione, ma inutile la sua attuazione. Le truppe  non erano avanzate in uno schieramento compatto e sotto un solo capo, ma divise tra di loro e in modo disordinato. Giunsero vicino ai Saraceni presso Orio. Questi appena videro i cristiani si sdraiarono per terra. Il sole tendeva al tramonto. Quelli che erano venuti a Benevento, anche se  stanchi e ormai affaticati e molto assetati, si schierarono subito per il combattimento.

I Saraceni si alzarono subito e, dato che erano riuniti in un’unica schiera, li assalirono  in un baleno. Moltissimi furono uccisi dalle spade, alcuni, cadendo, finirono uno sopra all’altro e soffocarono. Altri furono trovati nei fossati, tra le siepi e negli anfratti della terra, non colpiti dalle spade ma morti per la sete. I Saraceni, ottenuta la vittoria, ripresero il loro cammino.

Mentre un giorno i fratelli di San Vincenzo  facevano ciò devotamente e per quel motivo si trovarono lì anche i fratelli  di San Benedetto, un venerdì il re dei Saraceni, Sawdan, con la velocità  di un uccello, piombò su di loro con i suoi uomini. I monaci, sebbene nudi, ma incolumi, si rifugiarono nel loro castello. I Saraceni infatti demolirono tutto il monastero, distruggendo ogni cosa e gettando nel fiume il frumento e i legumi. Trovarono il grande tesoro, che  era tanto nascosto, ossia le corone, le suppellettili sacre e qualsiasi cosa possa servire all’ ufficio ecclesiastico.

Il nefandissimo re  Sawdan bevve nei sacri calici e si fece incensare con gli incensieri d’oro. Tre giorni dopo  si recò velocemente con i suoi ufficiali fino alle porte della città di Capua e si impadronì di alcuni carri carichi di merci, di animali e di moltissimi uomini>>.

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