Il monastero di S.Sofia di Benevento e i suoi rapporti con Montecassino

Arechi fondò nella città di Benevento un tempio ricchissimo, che intitolò ad Agian Sophian, alla Santa Sapienza; lo dotò con amplissima predia et varie opes e ne fece un monastero di monache che sottopose a S. Benedetto. Arechi vi istituì come badessa forse la propria sorella e vi trasferì le reliquie dei santi Dodici Fratelli, poi quelle di san Mercurio e di 31 altri santi raccolte in diverse regioni dell’ Italia, collocandole in altari che circondavano l’ altare maggiore. Sita vicino al Palazzo, egli veniva a pregarvi notte tempo, e così ebbe una visione dei Dodici Fratelli.

Un importante studioso tedesco Hans Belting stima che S. Sofia sia stata iniziata durante i primi due anni del regno ducale di Arechi (verso il 758-760) e terminata prima della traslazione di S. Mercurio. Può darsi che, dopo il 774, questa data emblematica sia stata scelta per la fondazione ideale del monastero.

S. Sofia non è la cappella del Palazzo beneventano, bensì un monastero femminile di fondazione palatina. Erchempeto cita un’altra fondazione dello stesso tipo:  quella, dovuta  allo stesso Arechi II, nel monastero femminile di S. Salvatore nel territorio di Alife, sottomesso a S. Vincenzo al Volturno.

Nel novembre 774, il principe concesse a Montecassino il monastero di S. Sofia, da lui fondato. Il precetto di Carlo magno a favore di Montecassino del 28 marzo 787 conferma al monastero S. Maria di Piumarola, S. Maria in Cingla e S. Sofia di Benevento.

Sembra che i monasteri femminili sottoposti a Montecassino nei secoli VIII e IX fossero retti da una badessa, e che l’abbazia cassinese fosse inoltre rappresentata da un prepositus così a S. Maria in Cingla e a S. Sofia, dove sono documentati sia badesse che prepositi. Le badesse conosciute sono, dopo l’anonima sorella di Arechi citata da Leone Marsicano, Eusoffronia nel 785, Arigisa nell’ 821, Wilerona dall’ 833 all’ 841, Ota nell’ 868, infine Rodelgarda dal 923 al 938.

I prepositi documentati sono Bassacius dall’ 833 all’ 835, Antonius nell’ 840, Pergolfus a una data probabilmente fra l’ 856 e l’ 868, Crissius ( o Criscius) medicus dall’ 868 all’ 892, Gisepertus verso il 920, Antipertus nell’ agosto 923, Rangipertus (o Raiempertus) presbiter et prepositus nel marzo 937, Ursus  presbite et monachus (forse il futuro primo abate di S. Sofia) prima del dicembre 941, Iohannes nel 945.

Alcuni di questi prepositi svolsero un ruolo non trascurabile sia a Benevento che a Montecassino. Bassacius, sicuramente, non è altri che il futuro abate di Montecassino; sappiamo che, probabilmente già abate, aveva iniziato la costruzione di un oratorio a S. Sofia, compiuto dal successore Bertario. Le autorità del monastero, distrutto nell’ 883, sembrano avere incaricato il prepositus di S. Sofia della gestione dei suoi beni in tutta la parte orientale del Mezzogiorno. Sin dalla distruzione dell’883, i monaci avevano abbandonato Montecassino per rifugiarsi a Teano, poi a Capua.

Ma verso il 940 assistiamo a due cambiamenti radicali. Il primo è la sostituzione della badessa di S. Sofia con un abate, e dunque la trasformazione dell’abbazia femminile in un monastero maschile. L’ultima badessa, Rodelgarda, è citata per l’ultima volta nel 938, come si è  detto. Il primo abate, Ursus, compare in un documento datato 944- 945.  L’altro cambiamento riguarda i rapporti fra S. Sofia e Montecassino anche se i fatti non sono ancora chiarissimi per gli scarsi documenti tramandati. Solo sul finire dell’XI secolo S. Sofia riesce a vincere la sua battaglia di indipendenza da Montecassino divenendo uno dei monasteri più potenti dell’Italia meridionale.

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