San Bartolomeo apostolo, patrono di Benevento dall’838

Il patrono di Benevento è san Bartolomeo apostolo sin dall’anno 838 quando il suo corpo fu fatto prelevare da Sicardo, grazie agli abili amalfitani che da Lipari, saccheggiata dai Saraceni, lo portarono prima a Salerno e poi dall’aprile all’agosto 838 a Benevento.

Le spoglie furono traslate a Benevento nella chiesa di S. Lorenzo fuori le mura e solo il 25 ottobre dell’839, collocate in un edifico accanto alla Cattedrale dedicato al santo apostolo, appositamente costruito in suo onore da Sicardo e dal vescovo Orso di Benevento. L’oratorio, ricco e prezioso, degno di un apostolo, era collegato alla cattedrale attraverso due rampe di scale, come tramandano le descrizioni riscontrate in un testo agiografico del XII secolo del monaco Martino.

Secondo una tradizione sviluppatasi a partire dall’XI secolo, nel 999, per volere di Ottone III che aveva  assediato la città, le spoglie di Bartolomeo sarebbero state trasferite a Roma e inumate nella chiesa di S. Bartolomeo sull’Isola Tiberina, dove sarebbero ancora custodite.

Tale tradizione, mai accettata nell’ambiente beneventano, venne contrastata da una versione alternativa degli eventi: nel 999 gli abitanti di Benevento avrebbero ingannato Ottone III consegnandogli non le spoglie dell’apostolo ma quelle di s. Paolino di Nola. Pertanto, Bartolomeo non avrebbe mai lasciato Benevento ove tuttora riposerebbe. Tale versione sarebbe confermata anche dalle reliquie traslate da Roma a Nola nel 1908 per volere del papa, Pio IX.

Nel 1122 l’arcivescovo Landolfo fece erigere una nuova costruzione, più imponente e separata dalla cattedrale, non distante, che sorse nel luogo attualmente chiamato piazza Orsini. Le forme della nuova basilica avevano evidenti caratteri romanici: era a pianta centrale, ornata di pregevoli marmi policromi e con un magnifico pavimento cosmatesco, riportati alla luce da recenti scavi archeologici.

Nel 1430, l’arcivescovo Gasparre Colonna vi eresse una grande cupola, coronata da altre due cupole più piccole, che crollò nel sisma del 1688. Ricostruita dall’arcivescovo Orsini nello stesso luogo, fu nuovamente distrutta dal terremoto del 1702. Le sue porte di bronzo inciso, opera di Oderisio da Benevento, furono fuse ed utilizzate per il restauro di quelle del Duomo.

Della chiesa sopravvivono frammenti di scultura, conservati nel Museo del Sannio, tracce d’affresco, brani del pavimento cosmatesco, riportati alla luce dai recenti scavi.