San Bartolomeo, i Saraceni e il principe Sicardo

Sicardo attendeva il ritorno delle navi amalfitane da lui inviate nelle acque di Lipari a Salerno, per la traslazione a Benevento delle reliquie di S. Bartolomeo. Il racconto agiografico del monaco Martino della fine dell’XI secolo fornisce anche alcune indicazioni storiche: i Saraceni saccheggiano e depredano l’isola di Lipari, nell’aprile 838 e la traslazione avviene a metà tra la fine di luglio e ottobre dell’ 838. 

Sin dalla sua scesa al trono, obiettivo di Sicardo era stata l’annessione di Napoli, divenuta più che mai urgente, specie dopo l’intesa amichevole tra quella città e gli Arabi di Sicilia. Ma il contemporaneo attacco condotto dagli Arabi di Sicilia contro Brindisi e le Isole Eolie, nell’838, e la sconfitta patita sotto le mura di Brindisi ad opera dei Saraceni in quello stesso anno dovevano aver bene fatto comprendere al principe di Benevento i pericoli insiti nella collusione esistente fra Arabi e Partenopei; egli doveva aver deciso però di eliminare innanzi tutto la minaccia  napoletana per poi cercare di controbattere, un’altra volta padrone della costa tirrenica, l’iniziativa musulmana sul mare.

Nella primavera  dell’838 Sicardo aveva come obiettivo la città stessa di Napoli. Lo dimostrano i tentativi fatti per staccare Amalfi dalla soggezione napoletana, e la caduta  di quella città in mano Longobarda tra la fine dell’anno e gli inizi del seguente 839.  Ne da la conferma il blocco posto alla città di Napoli, il cui console e duca Andrea, vistosi alle strette, invoca l’intervento dell’imperatore franco. È la stessa squadra probabilmente amalfitana che Sicardo aveva, nell’aprile dell’838, inviato nella acque di Lipari subito dopo aver ricevuto la notizia dell’attacco arabo. Contro quell’isola, aveva avuto dal principe  un ben preciso limitato compito: quello di valutare l’entità delle stazioni e di saggiare la consistenza delle forze arabe e della flottiglia che avevano compiuto l’ incursione e non quella di attaccare battaglia. La notizia del colpo di mano su Lipari, cioè, aveva strappato di pugno la vittoria finale.

La vittoria del principe longobardo sui musulmani viene attribuita all’intervento diretto di S. Bartolomeo, di cui le navi trasportavano il corpo a Salerno e poi nell’ottobre 838 nella chiesa di San Lorenzo extra muros a Benevento.

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