Amalfi sotto il potere del principe Sicardo

Le vicende di Trofimena di Minori sono conosciute mediante l’Historia inventionis ac translations che risale forse all’inizio del secolo XI. Gli avvenimenti sono degli anni 838-840 con le ambizioni del Principe Sicardo di Benevento che sfumano nella storia.  

 Anche se il ritratto morale del principe è interamente negativo, egli è lodato per la sua politica di grandezza e di accentramento di reliquie a Benevento. Potrebbe essere una valutazione degli ultimi momenti d’unità del principato beneventano prima della spartizione con Salerno e degli interventi di Ludovico II tra l’855 e l’875.  Il testo della Historia presenta, quindi, un ritratto di Sicardo non interamente nero. Sicardo agogna le reliquie dei santi e la ricchezza amalfitana. Questa minaccia fa nascere due conflitti, l’uno tra Amalfitani e Salernitani  l’altro in seno all’aristocrazia amalfitana stessa.

Di fronte alla minaccia beneventana gli Amalfitani operarono il primo trasferimento delle reliquie: per metterle al riparo dall’attacco di Sicardo le custodiscono nella chiesa di Santa Maria di Amalfi. Nella confusione parte delle reliquie viene trafugata. Trofimena appare al vescovo Pietro di Amalfi e gli annuncia che verrà punito per questo doppio oltraggio: l’esumazione e la frammentazione del corpo santo. Pietro morirà, il suo sepolcro verrà aperto ed i cani si contenderanno il suo cadavere, si racconta nell’Historia.

Amalfi viene, infatti, presa e distrutta da Sicardo che sposta a Salerno parte del popolo amalfitano e favorisce il matrimonio tra Amalfitani e Longobardi. Sicardo fa ricercare tesori e reliquie nelle chiese. Le reliquie di Trofimena sono trasferite a Benevento nell’autunno 838 o nei primi dell’839, sebbene l’agiografo noti che la conquista di Amalfi si verifica senza spargimento di sangue.  L’autore non descrive esplicitamente lo spostamento delle reliquie, ma ne prende atto, dato che narra come gli Amalfitani siano giunti a Benevento per riprenderle. Il conflitto tra Amalfitani e Longobardi rimane la cornice politica e generale di tutti gli avvenimenti. Istituendo grazie ai suoi doni legami di fedeltà con parte dell’aristocrazia locale, Sicardo agisce ad Amalfi come il padre Sicone fece a Napoli nell’832 con le reliquie di san Gennaro.

Sicardo viene ucciso appena dopo la presa di Amalfi, alla fine di giugno o nel luglio 839, e il conflitto tra Amalfitani e Salernitani rispunta subito dopo l’annunzio della morte: gli amalfitani si vendicano su Salerno della distruzione della propria città operata da Sicardo dopo quest’attacco, chiedono al principe Radelchi (839-851), primo successore di Sicardo, ed al vescovo Orso di Benevento di restituire le reliquie. Orso dapprima rifiuta di separarsene poi propone una soluzione: dividersi tutte le parti della salma della Beata Trofimena. Concesse le parti della vergine, l’agiografo considera la distruzione di Salerno ad opera degli Amalfitaniin modo positivo. Le reliquie ritornano prima a Salerno e poi a Minori il 13 luglio 840. L’autore dichiara esplicitamente che questa spartizione pone fine all’attacco dei due popoli, Amalfitani e Longobardi, riguardo alle reliquie.

La serie degli avvenimenti Amalfitani degli anni 838-840 è strettamente collegata agli sforzi dei Longobardi meridionale  per ottenere uno sblocco marittimo. Lo scopo generale, cioè assicurarsi parte dei guadagni del traffico portuale campano, motiva due azioni: accellerare lo sviluppo salernitano e controllare Amalfi; solo gli Amalfitani sono capaci di realizzare a Salerno uno sviluppo paragonabile a quello della propria città. Questa scelta però divide la città di Amalfi, dove non tutti sono ostili ai disegni beneventani: infatti, amalfitani erano i marinai che portano le reliquie di Bartolomeo dall’isola di Lipari a Benevento nell’agosto dell’838.

Il primo obiettivo di Sicardo è accumulare reliquie e promuovere Benevento come polo culturale su scala regionale, in concorrenza con l’altro grande polo campano di accentramento di reliquie, Napoli. Sicardo si fa continuatore dei suoi predecessori, i principi Arechi (758-787) e Sicone. Questo accentramento conosce un potenziamento negli anni 830 coll’arrivo delle reliquie di Gennaro da Napoli nell’831 e quelle di Bartolomeo nell’agosto dell’838.

Il trasferimento delle reliquie di Trofimena si inserisce in un programma di dimostrazione della potenza principesca e di sacralizzazione del potere da Arechi in poi.